L’incubo della pedofilia.
I recenti avvenimenti che in varie parti d'Italia hanno visto coinvolti alcuni bimbi delle scuole materne in episodi di presunti abusi da parte di adulti, ha portato molte mamme a confidarmi i loro timori circa la possibilità che anche i loro figli possano trovarsi coinvolti in simili terribili situazioni. Come è possibile proteggere i nostri bambini, come accorgersi in tempo che qualche cosa non va e li ha turbati?
In primo luogo, ciò che ribadisco a tutti i genitori che incontro per motivi professionali, è sempre l'invito ad ascoltare i loro figli. Questo tipo di impegno, che potrebbe sembrare ovvio e consueto in realtà richiede attenzione e capacità di dedizione da parte dei genitori e non è poi così scontato. Ascoltare è una cosa difficile da mettere sempre in atto, legati come siamo ai problemi della vita quotidiana e del lavoro. Noi genitori spesso non abbiamo tempo di dare ascolto a tutti i racconti dei nostri figli, racconti, spesso, di piccole vicende di quotidianità. Ma questo piccolo ma importante dono che i bimbi ci fanno delle narrazioni della loro vita è molto importante per stabilire quel rapporto di fiducia e di ascolto che consente ai fanciulli di confidarsi anche nel momento in cui avviene qualcosa che li turba.
Il fatto che il nostro interesse per i loro racconti si possa improvvisamente accendere solo quando questi incominciano a riguardare fatti concernenti gravi temi (sessualità o maltrattamenti) rischia di fornire loro un'errata informazione e cioè che l'interesse di mamma e papà esiste solo quando essi parlano di queste cose. In questo modo si rischia di ”inquinare” i loro racconti con affabulazioni distanti dal vero o, peggio ancora, di rendere poco credibili, attraverso le implicite suggestioni degli adulti, narrazioni di fatti realmente accaduti.
I bambini anche molto piccoli, come ho recentemente ribadito in una trasmissione di un’emittente televisiva genovese che verteva proprio su questo tema, sono perfettamente in grado di raccontare la verità, ma l'abuso sessuale può essere ipotizzato anche dalla concomitante presenza di altri segni: nei disegni che si caricano di simboli sessuali (spesso incongrui alla loro età cronologica) e di forti segni di aggresività ed angoscia, nei giochi che si colorano delle stesse prevalenti tematiche. Altri segnali sono, invece, indiretti ma non meno importanti: il bimbo abusato può iniziare ad avere comportamenti di evitamento o paura di determinati luoghi o determinate persone, manifestare disturbi del sonno (insonnia, incubi), gravi instabilità del suo umore, inoltre generalmente peggiora le proprie prestazioni scolastiche o regredisce nel controllo dei propri sfinteri tornando a fare pipì a letto nelle ore notturne. Il bambino può iniziare ad avere dei comportamenti compulsivi autoerotici ed a lungo termine vi sono segni che si manifestano imponentemente attraverso un improvviso ed immotivato blocco dello sviluppo corporeo e psichico. Il bambino regredisce a stadi di sviluppo che sembravano essere superati, chiedendo aiuto e protezione attraverso il linguaggio del corpo, proprio perchè spesso è minacciato e indotto a tacere per senso di vergogna e, purtroppo, di colpa. L’autocolpevolizzazione è il sentimento che caratterizza tutte le vittime di abusi e maltrattamenti, ma quando ciò avviene in tenera età, i sentimenti di colpa, di autosvalutazione, di responsabilità per quanto è accaduto diventano veramente acuti e angoscianti. Ecco perchè bisogna riuscire a rimanere sereni e comprensivi nel caso in cui vostro figlio vi dica qualcosa che può indurvi a pensare ad un abuso o violenza subita. Non forzatelo a parlare, permettete che il bambino possa esprimersi con tranquillità. E’ importante non criticare in alcun modo il suo comportamento e non mostrarsi increduli oppure arrabbiati, giacchè vostro figlio può interpretare erroneamente la vostra rabbia o disgusto come rivolti a lui.
Purtroppo, gli abusi sono generalmente esercitati da persone ben conosciute dai bimbi, spesso facenti parte la cerchia familiare, in ragione di questo, il danno per i piccoli, è ancor più profondo, accompagnato come è anche dal tradimento della loro fiducia, dalla perdita delle figure di riferimento, il che innesca in loro la paura del futuro. La manipolazione psicologica del pedofilo provoca nei più piccoli anche una ”confusione emotiva” causando loro un’incapacità di cogliere la differenza tra tenerezza ed atti perversi, laddove l’orrore e la paura di ciò che prova il bambino viene definito ”bello” dall’abusante. Talvolta, quando l’abuso si prolunga nel tempo, si realizza la cosiddetta sindrome di Stoccolma, riscontrata non a caso anche nelle vittime dei rapimenti che in alcuni casi si sono innamorate dei propri carcerieri.
Nello stereotipo popolare i pedofili vengono visti come persone esplicitamente aggressive, rozze e degradate culturalmente, in realtà, spesso si ha a che fare con individui particolarmente abili e manipolativi, capaci di scegliere le proprie vittime tra i bimbi più bisognosi di affetto, più ”soli”, proponendosi come figure genitoriali sostitutive, pronti a soddisfare il bisogno del fanciullo di essere ascoltato e compreso, seppur finalizzandolo ai propri perversi desideri.
Come è possibile che un’uomo sia capace di tanto orrore? In una percentuale variabile, a seconda delle ricerche, dal 40 al 70 %, i pedofili a loro volta hanno subito abusi in età giovanile. Lo psicoanalista americano Robert Stoller sostiene che l’ostilità del pedofilo prende la forma di una fantasia di vendetta che permette di convertire il trauma dell’infanzia nel trionfo dell’adulto. Vi è da precisare che, ovviamente, il bimbo abusato non si trasforma automaticamente in un adulto abusante.
La personalità dei pedofili è caratterizzata da specifici tratti salienti. Lo psichiatra Paolo Crepet, nel dibattito televisivo citato in precedenza, li definisce ”vigliacchi”, individui immaturi sessualmente, incapaci di stabilire una relazione con partners adulti.
I pedofili, infatti, prediligono i piccoli, avvolgendoli in una pericolosa rete di ”dolcezze” e segreti, rimanendo, però, sostanzialmente incapaci di comprendere il dolore provocato, in forza di una personalità fondamentalmente sociopatica.
Mi pare dunque che si possa dire che la protezione dei genitori si può esercitare, ancor più che attraverso il controllo fisico del bambino, per mezzo del suo costante ascolto, dobbiamo stare attenti a non instillare nei nostri figli la paura del mondo e degli altri, evocando continuamente i fantasmi degli uomini ”cattivi” e dei pericoli che li attendono, ma sforzarci di consentire loro una crescita priva di timori, fornendo una tutela costante e discreta, accompagnata dal nostro sostegno nel momento in cui dovessero affrontare difficoltà di qualsiasi natura.