PROGETTO FORMAZIONE delle FAMIGLIE ACCOGLIENTI
BAMBINI FRA DUE CULTURE
Presentazione: dott. ssa Larissa Sazanovitch, Psicologa, specializzanda in Psicoterapia Ipnotica neo-ericksoniana, iscritta all’Ordine degli Psicologi della Liguria (N° 1467), membro AMISI-Associazione Medica Italiana per lo Studio dell’Ipnosi.
Data la peculiarità di origine e formazione professionale (essendo nata nell’ex Unione Sovietica (Bielorussia), ma formata professionalmente in Italia) si è sempre occupata di problematiche e diversità nelle comunicazioni interculturali. Pluriennale esperienza nelle associazioni che ospitano i bambini russi e bielorussi in Lombardia e Liguria. Attualmente, oltre alla libera professione, svolge attività di formazione e consulenza presso organizzazioni internazionali profit e non-profit su tematiche interculturali e conduce seminari all’ Università degli Studi di Genova.
Obiettivo del Progetto:
Il progetto mira a fornire alle famiglie accoglienti, oltre a conoscenze nel campo della psicologia dell’ età evolutiva con particolare riferimento ai bambini istituzionalizzati, gli strumenti intellettuali e operativi per essere capaci di
affrontare l’esperienza dell’accoglienza con nuova consapevolezza, portando avanti la riflessione sul mondo emotivo-comunicativo del fanciullo interpretato alla luce della sua cultura d’origine. Al fine di evitare che le numerose ambiguità nella comunicazione tra italiani e slavi, le difficoltà nella decodifica ed interpretazione degli atti comunicativi, non si evolvano poi in fraintendimenti e producano incomprensioni che hanno una loro origine proprio nelle diverse specificità emotivo-culturali.
Metodologia dell’ intervento:
Il Corso prevede 2 giornate di incontri, di quattro ore ciascuna, nelle quali si approfondiscono le tematiche proposte in uno spazio di interazione, discussione nel quale è possibile esprimere domande, dubbi o incertezze, oltre a condividere le esperienze.
I temi proposti sono:
Creare familiarità, dare continuità, superare l’estraneità.
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Perché è significativo e importante parlare di specificità culturali nell’ambito delle adozioni o dell’accoglienza e ospitalità temporanea?
Le ricerche compiute fino ad oggi concordano nell’affermare che quanto più sarà positivo l’atteggiamento dei genitori adottivi o affidatari vs l’etnia e vs la storia personale dei bambini “presi in carico”, tanto maggiore sarà la possibilità di instaurare in famiglia il rapporto di stima e di fiducia reciproche, così come maggiore sarà la possibilità di costruire un clima familiare sereno e positivo.
“La memoria è il vero segreto della vita, perché ci racconta che – comunque siano andate le cose – abbiamo vissuto, scritto la nostra storia nella nostra mente e per gli altri contiamo se abbiamo avuto un’esperienza. ” (D.Demetrio)
E’ importante conoscere la storia personale del bambino?
Il richiamo a una consapevole capacità di non chiedere ai bambini, in maniera più o meno implicita, una scelta all’interno di una logica di esclusioni: “questa o quella cultura”; “il mio passato o il mio presente”; “qui e là” si definisce quale richiamo ad un atteggiamento autenticamente interculturale.
Apprezzando la loro cultura è possibile scoprire che questi bambini europei, molto carini, nello stereotipo biondi con gli occhi azzurri, pur provenendo da un luogo non distante geograficamente dall’Italia, inaspettatamente presentano differenze, differenze che avreste potuto invece sospettare in un bimbo asiatico o africano, ma che risultano sorprendenti nei bambini slavi.
E’ essenziale consentire che questi bambini possano portarci i doni di una civiltà che non è né migliore né peggiore dell’italiana ed occidentale, soltanto diversa. Il rispetto della loro civiltà e cultura passa innanzi tutto attraverso il rispetto della loro lingua, dei loro nomi (è molto importante chiamare i bambini con i loro nomi, senza italianizzarli, capisco la difficoltà di pronuncia iniziale, ma credetemi è soltanto temporanea), il rispetto di talune usanze e preferenze alimentari.
Discussione.
Emozioni, affetti e cultura.
Il termine stesso “cultura”, dal latino colere, rimanda al concetto “coltivare”: è un insieme di significati, di conoscenze e di credenze, di valori e di desideri, di emozioni e di affetti, di pratiche e di procedure di cui la persona si appropria, “coltivandosi” in un certo ambiente. L’esito finale è considerare questo ambiente come se fosse il mondo “giusto”.
Etnocentrismo – preposizione mentale a considerare la propria cultura come l’unica percorribile, quella più efficace e soddisfacente nella gestione dei problemi della vita umana, certamente quella più attendibile.
L’espressione e interpretazione delle emozioni è un processo innato, ma è specificità culturale di ogni popolo il modo di regolare e vivere le emozioni.
L’appartenenza culturale influenza l’insorgenza e la modulazione delle emozioni in funzione delle regole del sentimento, queste regole sono socialmente apprese e trasmesse attraverso complessi sistemi di approvazione sociale (come le ricompense) e disapprovazione sociale (come le punizioni).
Ciascuna cultura pone attenzione a determinati eventi, i cosi detti eventi focali cioè eventi particolarmente rilevanti per la persona, che non possono essere ignorati, in grado di attivare automaticamente la sua attenzione e caratterizzati da norme chiare per la loro interpretazione e per le risposte che si devono fornire. Tale chiarezza normativa elimina le aree di ambiguità, offre al soggetto chiarezza di valutazione, rende le sue risposte emotive all’evento focale come qualcosa di “ovvio” e di scontato, come se tali risposte fossero imposte dall’evento stesso piuttosto che il risultato del suo processo di valutazione.
La focalità emotiva specifica lo stile emotivo di ogni cultura, in quanto privilegia certe esperienze emotive e certe condotte affettive rispetto ad altre.
Ad esempio nelle culture orientali si dà un valore al sentimento di gratitudine, nella cultura occidentale si valorizza il successo, nella popolazione slava si considera la sincerità uno dei valori più importanti nelle relazioni interpersonali. Sincerità intesa nel dare giudizio o valutare una determinata cosa oppure nel confidare cosa si sente.
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I casi della sincerità e spontaneità slava.
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Influenza della cultura nella manifestazione delle emozioni.
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Perché è così difficile verbalizzare le emozioni?
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Esistono “analfabeti emotivi”?
Discussione.
Peculiarità e specificità dell’accoglienza dei ragazzi slavi.
La comprensione dell’Altro, dello straniero, passa necessariamente per la decostruzione del pensiero etnocentrico, autocentrato e la costruzione di una “neo-identità” del Sé. La nuova forma mentis sensibile e nello stesso tempo competente nelle differenze interculturali mantiene un atteggiamento positivo verso queste e capace di identificare aree di potenziale incomprensione e scegliere infine il comportamento più appropriato.
Acculturazione- sono cambiamenti che avvengono all’interno di una persona che appartiene ad una certa cultura quando entra in contatto diretto e duraturo con un’altra cultura.
L’Identità e crisi dell’Identità - la solidità o la fragilità di questa costruzione.
L’identità multiculturale è risultato di ibridismo e di sovrapposizione delle culture con le quali si prende contatto. Ciò non significa né confusione né indeterminatezza, bensì la capacità umana di fondere insieme aspetti e tratti provenienti da diverse fonti, giungendo a una forma complessiva della propria e unica identità culturale (L.Anolli).
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Perché talvolta i bambini rifiutano di parlare la lingua madre?
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Slavismo
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Orgoglio
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“Musi”
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Lo stato melanconico
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Molteplicità dei significati della parola “normal’no”
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Il significato del sorriso nella cultura slava
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Traduzioni letterali
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L’italiano si impara in famiglia. Come evitare le incomprensioni.
Si tratta di un meccanismo internazionale ben illustrato da Watzlawick, Beavin e Jackson (1971), relativo al concetto di “profezia che si autodetermina”.
Il padre rappresenta e trasmette ai figli, la legge, l’ordine, la giustizia (deve comprendere, però, anche il perdono); dall’altro, la madre incarna l’emotività, l’affettività, l’accoglienza (E.Scabini e Cigoli).
Metafora del foglio di quaderno
Discussione.
Discussione sull’accoglienza.
Perché in alcuni casi l’accoglienza si trasforma in un legame duraturo e affettivamente significativo e, invece, in altri fallisce? Si discuterà e si cercherà di dare risposte a queste ed altre domande con l’ausilio della visione delle parti più significative del documentario “Quaranta giorni” realizzato da Emma Rossi-Landi, Giulia Tronci e Flavia Pasquini.
Il cortometraggio racconta l’esperienza di due famiglie italiane che accolgono nella propria casa dei bambini bielorussi, si tratta di due approcci diversi che produrranno esiti diversi nell’accoglienza. I piccoli ospiti vengono seguiti nella quotidianità mentre le immagini dei bimbi vengono contrappuntate dalle riflessioni delle famiglie ospitanti che mettono bene in evidenza i dubbi, le difficoltà, ma anche le scoperte e le gioie della convivenza.
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Famiglia oblativa
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Riconoscenza e gratitudine
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Aspettative e motivazioni
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Elaborazione della separazione